Cronaca di un Natale "Vero"
racconto di Civetta
Sindel stava seduto sul muretto smangiato che costeggiava il campo Rom dove viveva con la sua numerosa famiglia da qualche mese.
Stava seduto come inebetito ciondolando le gambe stancamente e fissando l'acqua che voracemente aveva allagato ( dopo gli interminabili giorni di pioggia battente che aveva fatto esondare il grande fiume che faceva da cintura alla città a cui margini viveva tanta gente nell'indigenza) e devastato le vecchie e ingiallite roulottes ,le casupole di lamiera, e trascinato via impietosamente sedie, tavolini e vecchi materassi, biciclette sgangherate, stoviglie, indumenti e tutte le cose che erano state rimediate qua e là dagli adulti nel corso della loro permanenza lì.
I suoi occhi fissavano gli oggetti che gli passavano davanti galleggiando lentamente sul pelo di quell'acqua marrone...
limacciosa e ostile che in poche ore lo aveva privato di un posto dove dormire, di pasti caldi e del suo unico giocattolo: un modellino della Ferrari dalla vernice rossa scrostata e a cui mancava una ruota, e del suo cane Gilga annegato nella notte e trascinato nell'inferno di detriti e fango chissà dove.
Fissava gli adulti che si affaccendavano per salvare il salvabile e una donna anziana che un pò più in là spingeva via con una vecchia scopa l'acqua dalla sua baracca ma inutilmente, poichè la melma rifluiva inesorabilmente all'interno.
Una bimba dai capelli ricci e scuri, sua compagna di giochi arrampicata su un bidone di plastica cercava di trarre a sè con un bastone una bambola fradicia che galleggiando fra mille altri oggetti si allontanava da lei con i suoi azzurri occhi di bachelite sbarrati nella stessa espressione sorridente di vernice.
L'aria era gelida e sferzava, tagliando i due la pelle del volto e bruciando le dita di un color porpora acceso.
In lontananza le luci della periferia della città
promettevano un apparente calore; Sindel saltò giù dal muretto tuffando i piedi nell'acqua, si strinse nel giubotto troppo grande e si incamminò nel crepuscolo seguendo alcuni ragazzi più grandi che si dirigevano verso quelle luci.
Anche le strade cittadine rilucevano di quattro dita abbondanti d'acqua in cui si specchiavano le luminarie natalizie e le insegne dei negozi che rendevano surreale il paesaggio , le vetrine scintillanti
parevano degli strani pianeti misteriosi ricchi di cose sconosciute e meravigliose,ma per lui il Natale era qualcosa di lontano e di irraggiungibile.
Sindel si infilò in un supermercato trotterellando dietro ad un signore anziano che stava entrando a sua volta, stringendo tra le dita della mano destra il manico logoro di un grosso borsone scuro, il ragazzino aveva nella tasca qualche moneta ed era intenzionato a comprare qualcosa da mangiare ,una volta dentro cominciò ad aggirarsi tra gli scaffali colmi di cioccolata ,biscotti ,caramelle ,frutta ,pane ...gli occhi di Sindel cercavano pazientemente il prezzo più adatto alle sue possibilità ma non era facile trovare qualcosa che costasse cosi poco; 99centesimi di euro non erano davvero molto,ma lui non si lasciò scoraggiare e continuò la sua ricerca finchè senza volerlo andò a sbattere proprio contro lo stesso signore anziano incontrato all'entrata, sollevò il suo faccino dalla pelle scura e dalle guance arrossate dal freddo e guardò l'uomo dritto in faccia ma con un espressione spaurita ,
l'anziano lo fissò un attimo e compreso il suo disagio gli disse:
" non ti preoccupare piccolo non ti sgrido, che cosa c'è? Hai fame?" Sindel fece cenno col capo di si...aveva fame .
"Eehh ti capisco anche io sai con la pensione che ricevo non posso mangiare molto... "
" ...ma ...sei solo? Tua madre dove sta? ", si informò l'uomo.
ll bambino rispose nel suo italiano migliore: "Mia madre è morta, sto con famiglia Rom ma tanta acqua ha portato via il mio letto..."
il vecchio lo guardò dolcemente,in un solo attimo negli occhi di quel bimbo vide scorrere anche la sua vita fatta di sacrifici e dolori, di pesanti lavori malpagati svolti in gioventù, di ingiustizie e solitudine ,dopo che la moglie lo aveva lasciato solo perchè troppo malata per farcela con i pochi soldi di una pensione al limite del ridicolo che non permetteva nemmeno di curarsi. Erano ormai sette anni che viveva cosi e si arrangiava come poteva con le poche centinaia di euro che lo Stato gli passava e che erano spazzate via ogni mese da affitto e medicine ; ben poco restava per cibo e abiti e alla sua età quando capitava faceva ancora qualche lavoretto per tirare avanti.
Alfredo. ,cosi si chiamava, sentì un nodo allo stomaco e due lacrime brucianti sulla soglia delle ciglia,le ricacciò in gola perchè a lui tanti anni prima il nonno aveva insegnato che gli uomini non piangono , posò una mano sui capelli corvini di Sindel e gli chiese: "Senti oggi è la vigilia di Natale ,è una festa per quelli che hanno tanti soldi, io non ho molto ma se vuoi venire con me a casa mia , c'è un po' di minestra calda un pò di televisione e potrai giocare con il mio gatto Mustafà; che ne dici ti va? "
Il bambino annuì, ma un attimo dopo aggiunse: "Ma tu ce l'hai il panettone? "
Alfredo rimase un attimo in silenzio poi rispose : "No non ce l'ho ma adesso vediamo che si può fare"
tirò fuori il vecchio portafogli sdrucito e contò il denaro rimasto dalla spesa appena fatta; due euro...di certo non bastavano per comprare un panettone .
La mente di Alfredo elaborò in fretta,dentro di lui si accavallavano sentimenti contrastanti ;la voglia di fare felice Sindel ma nello stesso tempo la sua onestà che prendeva il soppravvento perchè ...Si ,gli era passata via veloce nella testa l'idea di rubarlo quel panettone che per quel bambino era il simbolo di un Natale a lui negato da sempre.
L'ultima esitazione svanì al passaggio davanti a loro di una donna in pelliccia che teneva per mano una bambina bionda rosea pulita e grassa dall'espressione bamboleggiante e paciosa, tutto il contrario di Sindel che era minuto con quelle sue quattro ossa che si perdevano nel giubotto largo e scolorito,la pelle scura , gli occhi vivaci e curiosi; Alfredo si mosse deciso, disse al bambino: " Non muoverti da qui torno subito poi andiamo a casa ; ho dimenticato una cosa..." e sparì velocemente tra gli scaffali con il suo borsone scuro.
L'uomo raggiunse il reparto dei dolciumi, si guardò intorno con circospezione, finse di cercare altri prodotti, assunse un aria disinvolta e poi appena fu certo di non essere visto gettò letteralmente un panettone nella borsa, poi prosegui tranquillo fino all'uscita, dove fece cenno a Sindel di raggiungerlo,
prese il bimbo per mano e chiese a una cassiera di poter passare spiegando che aveva già fatto la spesa e pagato ma che poi aveva dovuto tornare indietro perchè al "suo nipotino" scappava pipì.
Fu cosi naturale e sicuro di sè che la signorina gli sorrise fece un buffetto sulla guancia a Sindel e li fece passare.
Furono finalmente all'aperto l'aria era freddissima e le mille luci colorate dei decori natalizi sembravano andare in frantumi o cristallizzarsi nel gelo.
Ad Alfredo il cuore batteva in petto come un tamburo e lui si sentiva pieno di vergogna, non aveva mai rubato nulla in vita sua,ma non era pentito aveva deciso di dare pur nella sua povertà un Natale a quell'esserino che gli stringeva la mano e lo guardava esterefatto ; probabilmente nessuno mai gli aveva tenuto cosi la manina.
Percorsero il viale che portava alla sua abitazione; l'acqua che aveva allagato la città si era qua e là ritirata e la gente affollava nuovamente i negozi e i bar ; nell'aria si sentivano gli odori invitanti uscire dai ristoranti e dalle pizzerie che si mescolavano con i profumi delle signore che passavano accanto
a Sindel e Alfredo stringendo pacchetti e buste delle boutiques; ogni palazzo risplendeva di luci e colori e in lontananza si poteva scorgere il grande abete, che era stato posto nella piazza più importante, svettare fiero di decorazioni e luminarie, e il cui puntale sembrava infilarsi nel blu ovattato del cielo.
Alfredo si fermò davanti al portone di un palazzo fatiscente, infilò la chiave nella toppa ed entrò invitando Sindel a seguirlo.
Mentre salivano un gatto nero scivolò via silenzioso al loro passaggio e entrambi respirarono a pieni polmoni un caldo profumo di minestrone che invadeva la tromba delle scale.
Sindel sentì la sua pancia brontolare e si rese conto che i suoi piedi erano semicongelati.
La porta di quella casa semplice, aprendosi mostrò a Sindel un mondo sconosciuto fatto di tendine alle finestre, lenzuola un pò ruvide e rattoppate ma candide e profumate di lavanda, di cataste di libri allineate per bene in terra; Alfredo per necessità aveva dovuto vendere qualche mobile e ora molti oggetti facevano mostra di sè sul nudo pavimento di mattoni o giacevano in scatoloni recuperati al centro commerciale .
Ma la stanza che affascinò di più Sindel era di certo il bagno, lindo e ordinato corredato da pochi prodotti per la pulizia del corpo ma caldo e invitante. Un grande accappatoio giallo stava appeso ad un gancio e per terra un tappeto a forma di rana rallegrava un pò; a sinistra alcuni pacchi di carta igienica erano posati sulla lavatrice e sulla mensola dello specchio un piccolo vasetto sbeccato conteneva una rosa bianca di seta.
Alfredo disse al bambino di girare pure liberamente per la casa e fare come se fosse stata la sua, ma Sindel rispose con voce indefinibile che lui non aveva mai avuto una casa nè mangiato il panettone e nemmeno mai fatto l'albero di Natale .
Alfredo si affaccendava tra i fornelli per dare a Sindel una cena decente, riscaldò la minestra che era avanzata a pranzo e poi mise a bollire delle patate, tirò fuori dalla credenza dei dolcetti e dal frigorifero una mezza bottiglia di vino, riflettendo poi sul fatto che al bambino però era meglio non farlo assaggiare riempì una bottiglia di plastica con l'acqua del rubinetto; decorò alla meglio la tavola con due candele e un vecchio centrino rosso che la "sua" Elena aveva fatto all'uncinetto tanto tanto tempo prima, e al centro pose il panettone.
Lo zingarello con il naso appiccicato ai vetri della finestra, appannati e gelidi osservava silenzioso le macchine che passavano in strada e le mille e mille finestre animate da luci rosse blu gialle e verdi che disegnavano frenetici balletti elettrici nel buio, un'eco lontana portava voci, risate e suoni di clacson
e...una musica , Sindel aguzzò la vista e l'udito per capire da dove provenisse; in fondo alla via, seduto per terra sopra qualche foglio di cartone proprio vicino all'entrata di un lussuoso ristorante c'era un ragazzo che suonava la fisarmonica e accucciato al suo fianco un grosso cane dal manto chiaro.
La musica saliva sempre più forte e nitida riuscendo a sovrastare il brusio della gente e i rumori delle auto; qualche passante gettava delle monete nel bicchiere di latta che stava davanti al muso del cane immobile.
Sindel ascoltava attento e la sua attenzione incuriosì il vecchio che staccandosi dalla cucina mosse qualche passo verso la finestra e esclamò: "Che guardi con tanto interesse ? "
Sindel rispose: " Ascolta nonno che bella musica!!"
Alfredo trasalì e si senti rimescolare,il bambino lo aveva chiamato "nonno"!!
il bimbo continuò: "...quel ragazzo là in fondo con il cane...che bello che cane grande!" e poi rattristandosi in volto aggiunse: " il mio cane era piccolo...è annegato".
Alfredo scrutò la strada e pensò che alla fine lui, malgrado tutto stava molto meglio sia dello zingarello, che di quel povero disgraziato che suonava al freddo seduto per terra, e meglio anche di tante e tante altre persone che stavano là fuori e popolavano questa ingiusta terra.
Decisamente per lui quella sera era speciale, si sentiva strano ma sapeva che doveva seguire l'istinto, disse al bimbo di correre giù in strada, di parlare con quel ragazzo e dirgli che se voleva poteva salire e stare con loro, dividere la loro minestra e il caldo della casa e...il panettone .
Sindel non se lo fece dire due volte e come se l'anziano uomo avesse interpretato i suoi stessi pensieri volò giù per le scale con l'energia di uno scoiattolo e in un attimo fù davanti al suonatore solitario che completamente immerso nell'esecuzione di un canto natalizio nemmeno lo vedeva.
Il bimbo accarezzò il cane in attesa che la musica cessasse, di li a poco l'armonica taque e il ragazzo sollevò la testa.
"Ciao!" esclamò Sindel, "... il "nonno" mi ha detto di invitarti a mangiare la minestra con noi e anche il panettone "-
Il ragazzo fissava il bambino senza aprire bocca, con l'espressione di chi aveva imparato a non farsi troppe domande ma cogliendo prontamente l'occasione di mangiare qualcosa, si alzò, raccolse le sue cose, fece un cenno al cane e seguì docilmente lo zingarello.
Una volta dentro casa il vecchio accolse calorosamente il ragazzo biondo e preparò anche una vecchia ciotola per il cane; gli chiese come si chiamava ed egli rispose : " Dimitri...mi chiamo Dimitri ,grazie dell'invito, e questa è Kalinca ,una femmina di Labrador ,l'ho raccolta che era cucciola sulla tangenziale cinque anni fa"
Alfredo gli fece ancora qualche domanda poi gli disse brevemente di sè e dell'incontro con Sindel e della sua decisione di non passare il Natale da solo.
Già...il" Natale" quella rutilante , ricca festa che accendeva le città di luci e profumi, di campane e di quell'atmosfera magica di regali e buone intenzioni; ma che negli angoli bui e dimessi della periferia dove non venivano appese stelle nè alberelli luminosi, dove non c'erano negozi di lusso e bimbi sorridenti,scavava ancora di più, incoscientemente quel baratro di differenze sociali e schiacciando sotto le immagini panciute di Babbo Natale le sofferenze di chi non era ammesso alla tavola della buona sorte.
Là nei vicoli puzzolenti, tra baracche e sterpaglie un' altra umanità assisteva in lontananza alla gioia delle celebrazioni Natalizie. In silenzio. Come uniche luci gli occhi dei bambini aperti sulla speranza di un giorno non "migliore" ma almeno" diverso".
I tre commensali mangiarono scambiando poche parole e gustando la cena che se pur modesta era per loro un dono del cielo.
Finalmente arrivò il momento di tagliare il panettone ,Sindel si avventò sorridente su di un enorme fetta e la divorò in un attimo facendo ridere Alfredo e Dimitri , in un angolo del salotto sul vecchio tappeto che un tempo doveva essere soffice e colorato Kalinca e Mustafà socializzavano,il profumo del caffè invase piacevolmente la casa e il vecchio pensionato si sentiva soddisfatto e commosso, osservava il bambino che con lo stomaco finalmente sazio si era addormentato sul divano, le lunghe ciglia scure tremolavano nel sonno e il visino provato dagli stenti si era disteso.Era cosi piccolo in fondo e già ne aveva passate tante ,chissà quali pensieri passavano in quella testolina e che dolori...che spaventi!
Anche Dimitri disteso sul vecchio materasso recuperato dal ripostiglio si era assopito con la sua fisarmonica al fianco e il cane ai suoi piedi, aveva un aspetto malinconico, i biondi capelli disordinati ricadevano sulla fronte, il volto era bello ma segnato dalle sofferenze, era un giovane uomo nel pieno della sua forza fisica ma in lui si intuiva qualcosa di lacerante che lo aveva isolato e reso taciturno.
Alfredo li copri entrambi con qualche coperta, poi in punta di piedi andò nella sua stanza, si sdraiò e con gli occhi fissi al muro tirò un lungo respiro e finalmente nel buio liberò le lacrime che gli riempivano il petto;
pensò alla sua cara sposa che dal cielo certamente lo osservava ed era fiera di lui e alla giornata appena trascorsa ; pensò a quante persone in quel momento ovunque nel mondo era negato il Natale , a quanti erano soli .
Quante persone stavano al freddo e a pancia vuota .
Si sentì nel suo cuore fortunato ma anche immensamente triste e impotente avrebbe voluto fare qualcosa per ognuno di loro ma non poteva e con rabbia pensò anche che chi aveva i mezzi per fare qualcosa invece non faceva nulla, ma spargeva solo indifferenza.
Fuori cominciava a nevicare ,il gatto gli si raggomitolò sui piedi facendo le fusa,in lontananza si sentivano i canti natalizi provenire dalla chiesa del quartiere per la Messa di mezzanotte...chiuse gli occhi e si addormentò.
Il Natale non è una bella festa per tutti, ma Alfredo aveva dimostrato che le cose si possono cambiare ,basta volerlo ,basta guardarsi intorno e capire che non ci sono differenze ,che tutti hanno il diritto di ricevere un regalo, una carezza , un piatto di cibo caldo ,una buona parola e non solo a Natale ma nella vita di tutti i giorni ,perchè siamo tutti figli di Dio , di quel Dio che non sempre riesce a rimediare all'indifferenza e alla malvagità umana .
Buon Natale .
scritto da Civetta
La verità zingara
Dov'è la verità zingara?
Da quando mi ricordo
giro con la tenda il mondo
cerco amore ed affetto
giustizia e fortuna.
Sono invecchiato sulla strada
non ho trovato vero amore.
Non ho sentito la parola giusta.
Dov'è la verità zingara?
Rasim Sejdic
Dov'è la verità zingara?
Da quando mi ricordo
giro con la tenda il mondo
cerco amore ed affetto
giustizia e fortuna.
Sono invecchiato sulla strada
non ho trovato vero amore.
Non ho sentito la parola giusta.
Dov'è la verità zingara?
Rasim Sejdic
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